Ricordando Giorgiana…

Il link al postcast della prima puntata della trasmissione del nostro collettivo su Social Radio/Media Sociale in cui parliamo di Giorgiana

GiorgianaLa targa di bronzo a Ponte Garibaldi in memoria di Giorgiana Masi dice uccisa “dalla violenza del regime”, ma questa verità storica non ha mai ricevuto giustizia in un tribunale italiano: ad oggi non c’è nessun colpevole per la sua morte. Quarantuno anni dopo su quel ponte restano solo la verità mancata e la coscienza sporca di chi sapeva e non ha parlato…

Giorgiana Masi fu uccisa in un giorno di festa, era il 12 maggio del 1977 e tre anni prima più di 19 milioni di italiani avevano detto no al referendum che voleva abrogare la legge sul divorzio e i radicali avevano organizzato una manifestazione, “pacifica e nonviolenta” ripetono anche oggi, a piazza Navona. Lo scopo era anche quello di raccogliere le firme su otto referendum che, tra l’altro, intendevano cancellare alcune delle leggi emergenziali approvate in quegli “anni di piombo” e di “compromesso storico” per fronteggiare la violenza e il terrorismo.

Proprio in nome di questa emergenza, l’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga aveva emanato un divieto di manifestazione, che i radicali però decisero di sfidare.

Alla protesta erano presenti circa 5.000 agenti delle forze dell’ordine in assetto antisommossa, coadiuvati da agenti in borghese, che come hanno sottolineato più volte i Radicali erano nascosti anche tra i dimostranti.

Giogiana-Tano

Nella giornata ci furono diversi incidenti e proprio per quanto motivo intorno alle 19, alcuni parlamentari mediarono con le forze dell’ordine, per consentire ai manifestanti di lasciare la piazza e spostarsi verso Trastevere. Da quel momento in poi gli scontri invece si fecero più gravi e durante l’evacuazione, fumogeni e colpi di pistola vennero esplosi.

Le forze dell’ordine erano schierate dalla parte di via Arenula, verso il centro, i manifestanti dall’altra, verso Trastevere: la situazione si fece confusa, i manifestanti iniziarono a fuggire. Il primo a essere ferito fu l’allievo sottufficiale dei Carabinieri Francesco Ruggeri. Poco dopo, alcuni presenti videro Giorgina cadere a terra “come fosse inciampata” invece era stata colpita alle spalle da un colpo di pistola calibro 22…

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Dal libro “Cronaca di una strage”:
“Ho assistito personalmente al momento in cui Giorgiana cadeva. Siamo arrivati all’imbocco del ponte Garibaldi nel momento in cui la polizia arretrava verso largo Arenula. Ci siamo spinti in avanti, fino alla metà del ponte, proprio al centro. La polizia intanto caricava alcuni compagni che scappavano nella direzione di largo Argentina. Sul ponte non c’era nessuno. Saranno passati un paio di minuti e la polizia è tornata indietro, caricando un’altra volta nella nostra direzione. Ci si è fermati prima all’imbocco del ponte, dall’altra parte di piazza Sonnino. Poi la polizia ha caricato una seconda volta… con le autoblindo. Correvano ed hanno sparato molto; pochi lacrimogeni e molti colpi di arma da fuoco. Insieme a me in quel momento c’erano una decina di altre persone. Gli altri compagni. all’altezza di largo Sonnino stavano formando delle barricate con delle auto. Abbiamo avuto difficoltà a scappare oltre queste barricate che dietro di noi i compagni avevano eretto. Gli c’erano mille compagni che scappavano. Assurdo dire che i colpi siamo venuti dalla loro parte: io ero uno degli ultimi ed ho visto tutti con la schiena voltata. Sono stato colpito ad una gamba da un lacrimogeno, mi sono piegato e sono stato costretto a voltarmi. Ho visto tutto: una compagna, Giorgiana, correva ad un metro e mezzo da me, è cascata con la faccia a terra. Ha tentato di rialzarsi, a me sembrava inciampata”

A quel punto Giorgiana Masi venne caricata su un’auto, trasportata in ospedale e lì venne dichiarata morta.

Dal libro “Cronaca di una strage”:
«Radio Città Futura ha detto che è stata colpita al ventre: la cosa mi ha lasciato molto perplesso. I colpi venivano solo dalla parte dove c’era la polizia. L’autopsia, che ha detto che Giorgiana è stata colpita alla schiena, me lo ha riconfermato. Assieme alla polizia c’erano molti in borghese. Quelli in divisa erano sulle autoblindo, con le finestre aperte. Alla metà del ponte ci sono due rientranze in muratura. Lì si sono appostati quelli in borghese ed hanno sparato».

Il giorno dopo Francesco Cossiga in Parlamento parlò di «grande senso di prudenza e moderazione delle forze dell’ordine». Disse che il 12 maggio «con azione improvvisa, circa 300 dimostranti» avevano attaccato le forze di polizia «con il lancio di bottiglie molotov e sassi» per cui gli agenti si erano dovuti difendere.

I Radicali di risposta raccolsero diverse testimonianze, foto e filmati delle violenze degli agenti, anche di quelli in borghese mentre puntavano le armi contro i manifestanti. Cossiga fu a quel punto costretto ad ammettere la presenza di squadre speciali. Tutti i giornalisti presenti scrissero quello che era accaduto e tutte le loro cronache smentirono la versione ufficiale dei fatti.

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LE INDAGINI SULLA MORTE DI GIORGIANA
Le principali ipotesi formulate durante le indagini furono due: l’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga sostenne che il colpo fosse partito dalla pistola di uno dei membri del gruppo Autonomia Operaia (che si era unito alla manifestazione), mentre i gruppi della sinistra extraparlamentare sostennero che a sparare fosse stato uno degli agenti delle forze dell’ordine in borghese.

L’inchiesta venne chiusa subito, il 9 maggio del 1981, per l’impossibilità di procedere. Da lì in poi si susseguirono altre ipotesi e insinuazioni che non portarono mai a nulla di concreto.

Nel 2005 Cossiga riparlò dell’omicidio promuovendo la versione del “fuoco amico”: disse che la verità gli era stata raccontata da uno dei magistrati che indagavano e che Giorgiana Masi era stata uccisa da proiettili «vaganti sparati dai dimostranti, forse dai suoi compagni e amici con i quali si trovava, contro le forze dell’ordine». Questa versione fu nuovamente e sempre rifiutata con forza dai Radicali.

Nel frattempo, dopo numerose richieste, nel 1998 le indagini furono riaperte: venne seguita la pista che riguardava la pistola e si pensò che fosse collegata all’autonomo Fabrizio Nanni (che era legato alle Brigate Rosse e che nel frattempo era morto) poiché un testimone aveva riferito alla DIGOS che era stato proprio Nanni a colpire Masi per errore. Le perizie balistiche non diedero alcun esito. Negli anni si è poi attribuita la responsabilità all’allora fidanzato di Masi e a un militante neofascista, ma tutte le ipotesi e le insinuazioni successive restarono tali…

Fonti ilpost, wikipedia, rainews, ansa, libro “Cronaca di una strage”

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