Sul FEMMINICIDIO di Ester…

stop femminicidioNon metteremo alcun link alla notizia perché ci fanno orrore il sensazionalismo e il pietismo con cui veniamo trattate dai media. Perché non è più tollerabile leggere le parole “omicidio” e “killer” e non vedere la parola “femminicidio”. Ci appelliamo a tutti i giornalisti e le giornaliste che scrivono articoli sui numerosi femminicidi, non ultimo quello di Ester, se il vostro intento è contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica: imparate a scrivere di femminicidio! Iniziate dalla parola stessa, non è semplicemente una parola, ma è la parola scelta dalle donne per indicare la loro uccisione per mano di un uomo (c’è una vasta bibliografia a riguardo).

E ancora:
Cosa c’è di difficile nel capire che alcuni uomini ammazzano le donne perché, in quanto donne, dovrebbero essere di loro proprietà e non accettano un rifiuto?

Perché dobbiamo leggere che la donna si vergognava di dire a tutti che era vittima di stalking? Ester NON si vergognava, semplicemente non voleva che parenti e amici si preoccupassero. Non era lei la stalker… se le donne vengono perseguitate la colpa non è certo la loro. Di cosa mai avrebbe dovuto vergognarsi?

Poi c’è la denuncia, 2 denunce per stalking e la conseguente archiviazione… salvo leggere la dichiarazione del questore: “non possiamo arrestare tutti quelli che vengono denunciati per stalking”. Ma che risposta è?!!

Perché non ci chiediamo cosa si fa tutti i giorni per evitare che le donne come Ester, non debbano passare anni nel terrore? Quali sono le misure di sicurezza che vengono attuate dopo una denuncia per stalking? Sono sufficienti?

Perché non spostiamo lo sguardo sugli uomini una buona volta e ci chiediamo che cavolo di problema hanno con la libertà delle donne? Perché ci accontentiamo di chiamarli mostri quando non sono affatto casi così eccezionali? Perché non iniziamo un’educazione sentimentale, un’educazione alle relazioni nelle scuole sin dai primi anni di età?

Perché non si investe in centri antiviolenza e allo stesso tempo in strutture che aiutino i maschi adulti a risolvere il loro problema? Perché non prendiamo in considerazione che questo problema ha radici culturali e non proviamo a sradicarle, queste radici dannose.

Perché dobbiamo arrivare sempre a piangerci le conseguenze e non si riesce a fare una politica di prevenzione delle cause?

A questi interrogativi noi donne stiamo rispondendo da sole. Siamo abituate a rispondere da sole, ma è arrivato il tempo che anche il resto degli attori sociali coinvolti inizi a dare risposte.

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