Che la morte di Reyhaneh lasci indelebile il suo insegnamento nelle nostre memorie…

Sabato 25 ottobre 2014 a Teheran muore Reyhaneh Jabbari, ragazza appena 26 enne… muore impiccata dopo aver trascorso gli ultimi sette anni della sua vita in prigione, in attesa del responso di quella giustizia assurda che la ritiene colpevole di aver ucciso il suo stupratore.

Avrebbe potuto salvarsi la vita Reyhaneh, avrebbe potuto negare tutto, avrebbe potuto dire che non aveva subito nessun tentativo di violenza sessuale e avrebbe ottenuto così il perdono e la possibilità di rimanere in vita.

Ma non l’ha fatto.

E’ proprio questa sua scelta che vogliamo sottolineare, una scelta che con tutta la sua pesantezza ha reso libertà e giustizia a questa donna.

“…È in quella notte infausta, che avrei dovuto essere uccisa… Il mio corpo sarebbe stato gettato in qualche angolo della città, dopo qualche giorno la polizia lo avrebbe portato nell’ufficio del medico legale per identificarlo, e lì avreste saputo anche che ero stata violentata. L’assassino non sarebbe mai stato trovato, dato che noi non abbiamo la loro ricchezza né il loro potere. Voi avreste proseguito la vostra vita tra sofferenza e vergogna, e alcuni anni dopo sareste morti per questa sofferenza… ” Perché “… In nome di un valore occorre perseverare anche a costo della vita.” (Tratto dalla audio-lettera lascia da Reyhaneh Jabbari ai genitori).

Con questo post vogliamo invitare tutte le donne, ma anche gli uomini, a raccogliere l’eredità di Reyhaneh: che la sua morte non sia l’ennesima sconfitta catalogata come barbarie di una cultura lontana e persa nei vuoti della nostra memoria.

Che la morte di Reyhaneh lasci indelebile il suo insegnamento nelle nostre memorie, che possa accompagnarci nelle nostre battaglie, che il suo coraggio e la sua determinazione siano l’ispirazione e la forza che serve anche a noi, cittadine e cittadini dei così detti “paesi civilizzati”… che ci serva nei tribunali a sostenere ogni donna che subisce una violenza, affinché nessuna donna debba mai provare la pena di doversi battere da sola, non solo di fronte la giuria di un tribunale ma, come sappiamo, dinnanzi a un intero sistema di credenze.

Riempiamole quelle aule, sosteniamo le nostre sorelle.

Vi vogliamo lasciare con un ultimo bellissimo pensiero di libertà, sempre tratto dal testamento virtuale di Reyhaneh a tutte noi: “Sai benissimo che la morte non è la fine della vita. […] Te lo dico dal profondo del mio cuore: non voglio una bara su cui tu debba venire a piangere e a soffrire. Non voglio che tu ti vesta di nero per me. Fa’ del tuo meglio per dimenticare questi giorni difficili. Dammi al vento, che possa portarmi via.”

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