31 gennaio ultima udienza del processo al militare Francesco Tuccia #stupro #liberedallaviolenza

Giornata lunghissima quella dell’ultima sentenza del processo di primo grado per lo stupro di Pizzoli. Lunga e intensa, conclusasi con la condanna, per Tuccia, a otto anni e un risarcimento di 50mila euro. Non sono stati riconosciuti né il tentato omicidio (derubricato in lesioni personali gravissime) né le aggravanti.

Non esultiamo per questa sentenza né gridiamo allo scandalo. Quantificare è impossibile, risarcire , un verbo vuoto. Sono troppi e incalcolabili i danni fisici e psicologici subiti da Rosa.

Il senso di questa giornata è tutto nelle sue parole “Davanti a questa sentenza la mia vita non cambia, nel senso che otto anni, dieci o dodici per me non sarebbero mai stati abbastanza. Mi aspettavo di avere una reazione personale interna diversa, e cioè provare un senso di liberazione visto che è tutto finito. Invece, non ho provato questo sollievo, forse è troppo presto, forse bisogna aspettare, intanto continuo a vivere e a fare le cose avendo comunque una prospettiva e cercando di dimenticare giorno dopo giorno”. Lei è consapevole che questa giornata non mette la parola “fine” su niente, però è determinata e forte; e resiste senza battere ciglio davanti alla requisitoria finale dell’avvocato difensore che l’accusa, ancora una volta, di essere colpevole per aver detto un si e di mentire spudoratamente, neanche fosse una strega ammaliatrice che conduce il povero uomo nel baratro della follia e lo spinge a fare le azioni più ignobili.

Lui, invece, non sembra consapevole di nulla. Distrutto, si rifugia nell’affetto dei genitori e non resiste affatto, tanto che non assiste alla lettura della sentenza.

Ecco lui, oltre a farci rabbia, ci fa pena. Perché solo rabbia e pena può fare un uomo che distrugge la vita di una donna e la sua per essersi fatto fagocitare da una cultura maschilista e machista che contempla l’affermazione di sé attraverso la sopraffazione dell’altro.

Oggi eravamo in tante davanti al tribunale, venute da tutt’Italia. Eravamo li per chiedere giustizia perché lo stupro è un reato grave che non ammette attenuanti o giustificazioni, e come tale va sanzionato. Ed eravamo li anche per ribadire che “per ogni donna stuprata e offesa siamo tutte parte lesa”.

Eravamo li e ci saremo sempre.

Perché non vogliamo che accada mai più.

Perché siamo libere di dire di si ma anche di dire basta.

Perché vogliamo essere libere di uscire, vestirci, fare e dire quello che ci pare.

Perché non vogliamo più essere considerate complici o responsabili delle violenze che subiamo.

Ci siamo prese la responsabilità di uscire dai ruoli che la società ci imponeva, l’abbiamo fatto con dolore, fatica e sofferenza e continuiamo a farlo. Siamo consapevoli che la cultura patriarcale e maschilista affligge anche gli uomini. È ora che facciano la loro parte per liberarsene.

Sentenza e spiegazione/commento di Simona Giannangeli
(Centro Antiviolenza L’Aquila – parte civile nel processo)

Si terrà giovedì 31 gennaio la quarta ed ultima udienza del processo al militare Francesco Tuccia accusato di violenza sessuale e di tentato omicidio nei confronti di una studentessa (qui trovi maggiori informazioni sui fatti).

In questa udienza a parlare saranno Tuccia ed i testimoni della difesa, ci sarà poi anche la requisitoria del pm e la sentenza.

Anche questa volta, come per le altre udienze, alcune di noi, insieme ad altre associazioni e collettivi, saranno presenti fuori al tribunale per continuare a seguire la vicenda.

Inviamo ancora più delle altre volte, chiunque voglia esprimere solidarietà alla ragazza e continuare a rivendicare il diritto per tutt*  di vivere liber* dalla violenza maschile a partecipare.

Abbiamo deciso di essere presenti durante questo processo perché lo stupro è uno dei tanti aspetti della violenza sulle donne, un fenomeno strutturale ed endemico che nulla ha a che fare con motivazioni contingenti od occasionali.

Riteniamo che tutta la società debba ritenersi responsabile del perpetrarsi del fenomeno e, conseguentemente, adottare comportamenti volti a sradicarlo.

L’appuntamento è dalle ore 9 presso il Tribunale di Bazzano.

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