Ennesimo femminicidio e questa volta accade a L’Aquila

E di nuovo si parla, sui media, di delitto passionale anche se con alcune notevoli eccezioni.

Ribadiamo ancora, ancora e ancora, e lo faremo fino a quando anche un solo giornale userà quest’espressione, che la passione e l’amore non hanno niente a che fare con il femminicidio. Si tratta di possesso, proprietà, realizzazione personale attraverso il dominio e il controllo della vita di altri.

“Tu sei mia. Non è passione, come dicono alla televisione. E’ possessione. Mi hanno sempre insegnato che tu sei roba mia. Mia madre me l’ha detto, me l’ha detto il mio amico. In me v’è il coraggio della deliberazione, in te quello della subordinazione. Tu non esisti all’infuori di me. Me l’ha detto anche il mio prete. Anche quando cerchi di essere qualcosa d’altri, ti accorgi che sei solo mia. Non ti sto uccidendo, ti sto portando via con me. Perché se non sei mia, semplicemente non sei.”

E ci chiediamo anche se il diritto di cronaca non avrebbe dovuto fare un passo indietro in nome dei quattro minorenni, vittime anche loro di una tragedia così grande. Probabilmente era necessario e doveroso rivelare nome, cognome e nazionalità delle vittime ma, forse, si poteva evitare di dire dove abitano, il lavoro del padre, il nome dell’azienda, rendendo i quattro ragazzi così esattamente identificabili per tutti.

E restiamo, infine, sbigottiti dall’assoluta povertà del dibattito pubblico che ha oscillato dalle vuote dichiarazioni del sindaco, alle mostruosità ignoranti di Massimo Fini fino alle interpretazioni razziste e xenofobe del popolino.

Cialente ha parlato di femminicidio dimostrando di aver imparato la lezione a memoria senza averci capito molto. Dopo aver affermato che “È un femminicidio, una vera e propria strage, un problema culturale di questo Paese: l’idea della donna come proprietà che non può scegliere un altro progetto di vita. Non c’è gelosia ma possesso. Non c’entra con la nazionalità di chi commette il reato, questa è una stupidaggine: qualche giorno fa abbiamo avuto il dramma di Montesilvano e quello era italiano, un ex carabiniere”, Cialente inciampa e cade rovinosamente, sostenendo che anche lui potrebbe impazzire e uccidere la moglie “Sono quasi sempre gli italiani – commenta il primo cittadino aquilano – potrei impazzire anch’io e uccidere mia moglie se mi lasciasse, o un altro la sua fidanzata. L’omicida lo conoscevo come imprenditore bravo e serio”.

Ecco no, non è un delitto passionale ma non è neanche un raptus. È una cultura radicata che trova il suo culmine nell’omicidio ma si esprime tutti i giorni  in tantissimi comportamenti lesivi dell’autodeterminazione della donna.

Poi si passa alle castronerie dei grandi esperti in materia chiamati in causa da un giornale locale. Massimo Fini non perde l’occasione per sparare le sue teorie shock e persegue con tenacia il suo unico obiettivo: quello di far parlare di sé (bene o male purché se ne parli, recita un detto popolare).

Questa volta non arriva a dire che il femminicidio non esiste; esisterebbe anche (forse) ma comunque non è questo il caso perché delle due vittime una è un uomo. Ecco forse l’esperto in materia non conosce il sito bollettino di guerra che da tempo include nel conteggio dei femminicidi anche le “vittime collaterali” cioè uomini e bambini.  Non si abbassa, “il grande esperto” a degnare di attenzione associazioni, blog e movimenti che da anni sono attivi sul tema e hanno un bagaglio di esperienza e conoscenza notevole.

Poi si spinge oltre, attribuendo la colpa di questa mattanza alle donne “Ciò è molto spesso dovuto a un disagio molto forte presente nel mondo maschile nei confronti dell’universo femminile, che è diventato particolarmente aggressivo. Da qui, per esempio, l’aumento notevolissimo dell’omosessualità tra gli uomini”. E meno male che c’è qualcuno che ci spiega da cosa nasce il femminicidio e ci dà qualche dritta per contrastarlo.

E comunque nessuno a parte Appello per L’Aquila, che ha proposto un incontro con la cittadinanza sul tema , ha colto l’occasione per fare un discorso più approfondito sulla questione.

Sarebbe stato interessante sentire due parole sulla condizione delle donne a L’Aquila, dei dati sui casi di violenza domestica, se e quanto il terremoto abbia inciso su questi dati, per esempio. E di analisi interessanti da fare sul territorio sulla questione di genere ce ne sarebbero da fare, e anche progetti da elaborare.

Noi cercheremo di fare la nostra parte, per il momento cerchiamo di dare una prospettiva diversa degli eventi non lasciandoci incantare  da vuote dichiarazioni e reazioni razziste e forcaiole.

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