Feminist Blog Camp: Report sul workshop media e comunicazione

Attraverso i media la violenza assume aspetti diversi a seconda del giornale/schieramento politico/scopo del far uscire la notizia.
Negli articoli non vengono mai date informazioni utili, come ad esempio i numeri dei centro antiviolenza.
I titoli “classici” tendono sempre a giustificare l’accaduto con richiami al delitto passionale, alla gelosia, al raptus, ai problemi (non della vittima ovviamente).
Troppo spesso gruppi politici usano la battaglia della violenza sulle donne come spot, senza però dare realmente importanza a cos’è la violenza (leggi gli appunti su “rappresentazione della violenza secondo i media) ed al come realmente prevenirla.
Le donne spesso si trovano in uno stato di dipendenza economica nei confronti dei compagni, il che porta al rendere spesso per loro impossibile allontanarsi.
Nel caso ad esempio di una donna che abbia problemi di stalking e voglia cambiare città, come potrebbe farlo con le difficoltà attuali per trovare lavoro?
L’unica proposta di legge fatta attualmente in Italia relativa alla violenza sulle donne, copia in parte quella della Spagna (dove sembra che non abbia portato a miglioramenti reali) e prevede che in caso di femminicidio al colpevole venga dato 1/3 della pena in più e prevede censura in tv per determinati tipi di rappresentazione della donna.
Quindi l’idea è di combattere la violenza sulle donne, facendo una legge sessista.
Tornando alla questione media, sicuramente i problemi relativi alle notizie date in modo errato non si possono risolvere con la censura, bisogna cercare di fare controinformazione, facendosi sentire, per cercare di cambiare il modo in cui vengono date le notizie.
Per cambiare i media si dovrebbe partire (cosa non facile) dal cambiare i lettori: se i lettori smettono di comprare le testate che pubblicano articoli sessisti, i media sarebbero costretti a cambiare per evitare il fallimento.
Si potrebbero occupare le sedi di diversi testate contemporaneamente in tutta Italia, cercando di far passare però il messaggio del perché dell’occupazione.
Bisognerebbe ripristinare un’adeguata educazione civica, ormai ci si è completamente dimenticate delle lotte che hanno portato alla conquista di certi diritti.
La lotta deve essere di massa, ognuna può lottare a modo suo, l’obbiettivo deve essere lo stesso, ma può essere perseguito con pratiche diverse. I paletti non devono essere nelle pratiche, ma negli obbiettivi, l’importante è che passi il messaggio che non è un problema da “femministe” ma che è un problema che ci coinvolge tutte.
Bisogna cercare di creare una proposta di legge dal basso che tuteli realmente le donne.
La prima rivoluzione deve essere in famiglia e nelle nostre relazioni interpersonali, iniziamo da chi abbiamo vicino.

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