Feminist Blog Camp: Report molto parziale del workshop sul lavoro sessuale-prostituzione

Scopo del seminario: parlare della spinosa questione del lavoro sessuale. In rete si accendono molti flame sull’argomento (e devo dire anche live) ma di solito questo argomento non si affronta a voce.

La prostituzione può essere considerata un lavoro?
La sessualità ha una specificità?

Report molto parziale dei vari interventi.

La sessualità non è neutra, viviamo in una società normata, il mondo è diviso tra chi sfrutta e chi viene sfruttat*.
Dare alla sessualità uno sviluppo lavorativo vuol dire accettare la mercificazione del corpo.
Fare un pompino e montare lo sportello ad una macchina, non può essere considerata la stessa cosa.
Autodeterminazione sessuale e prostituzione non possono andare d’accordo.
La prostituzione è spesso strettamente connessa ad una situazione di povertà, al non avere altra possibilità di reddito.
Sesso è potere. Avere il controllo sul sesso, vuol dire controllare il potere.
Il punto centrale è il rapporto con il nostro corpo.
Vendere il corpo non è come vendere le proprie idee.
La prostituzione è una oggettivazione violenta della donna.
C’è differenza tra una sex worker autodeterminata ed una sfruttata.
Il problema della tratta è un discorso a parte. Tutt* siamo d’accordo che dovrebbe finire.
Anche un’artigiana che lavora ore ed ore con le mani, mercifica il suo corpo.
Anni fa la donna era sempre sfruttata, che si trattasse di una contadina o di una prostituta, in entrambi i casi si trattava di sfruttamento.
Le sex worker consapevoli e politicizzate sono pochissime, la maggior parte non si pone tante domande.
Il problema è capire se chi si prostituisce dichiarando che lo fa autodeterminandosi, capisca bene cosa sta facendo.
Prima le prostitute erano un lusso, se le potevano permettere solo determinate fasce sociali, ora invece i prezzi sono notevolmente scesi e la situazione è cambiata in modo radicale, intorno agli anni 70 una prostituta guadagnava 50 mila lire a prestazione e lo stipendio medio di un’operaia era 300 mila lire, ora il costo delle prestazioni sessuali è sceso fino a 7 euro… ai tempi c’era chi fra 10 ore al giorno in fabbrica e 2 ore nemmeno tutti i giorni ad offrire prestazioni sessuali, preferiva la seconda.
Negli anni 70 donne dichiaravano «voglio vendermi, per dimostrare la mia libertà»..
Ci sono donne in grado di scindere il lavoro sessuale dall’affettività. Ovviamente esistono differenze notevoli fra persona e persona.
Anni fa le forme di protesta verso la prostituzione era prendere le targhe dei clienti e renderle note, ora si dovrebbe invece lavorare sulla «decostruzione» dell’immaginario del cliente.
Un’altra cosa importante da fare sarebbe garantire dei diritti alle sex woker, essendo il loro lavoro non riconosciuto legalmente, non sono minimamente tutelate.
Ogni lavoro in una società capitalista è violenza, in quanto c’è sempre uno sfruttamento.
E’ la violenza economica che porta a fare determinate scelte.
La specificità del sesso è un’imposizione della società, perchè il sesso è un tabù.
Se la prostituzione venisse legalizzata si avrebbe sicuramente un notevole cambiamento nella visione dello sfruttamento dal punto di vista lavorativo.
Si ha la tendenza a vittimizzare le donne che si prostituiscono, si nega la possibilità che una donna sia in grado di autodeterminarsi.
Se si sceglie di fare una cosa e si è consapevoli di quello che si sta facendo, perchè questo non può essere accettato?
Farsi ad esempio dipingere o fotografare nuda è prostituirsi? E’ anche questo un lavoro fatto con il corpo. Usare il proprio corpo è un compromesso? Farsi sfruttare per un lavoro in cui si viene sottopagate e non si ha la possibilità di esprimere la propria opinione non è anche questo prostituirsi?
Il problema non è cosa si fa, ma come ci si sente facendolo.
Il pensiero indotto ci porta a ragionare in una determinata maniera. Io sono quello che la cultura, la società mi hanno insegnato ad essere o posso decidere io cosa sono?
La sessualità è vista in maniera diversa da tutte le altre cose, a causa dei costrutti sociali. Noi siamo il prodotto di quello che ci circonda.
Forse si è data al sesso un’aurea «romantica» che in realtà è artificiale.
Sasha Grey è una porno star che ha dichiarato che ha iniziato a fare la prostituta per emanciparsi.
Io non sono il lavoro che faccio.

Documentario consigliato: power to the sister (sui collettivi di sex worker)
Film consigliato: Irina Palm (una nonna si trasforma in una sex worker per pagare la chemio al nipotino)

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