Not in my name… #laquila #donne #pd #sicurezza

Iniziare la giornata con il comunicato stampa del Coordinamento provinciale donne del Pd è stata un’esperienza.
Tra il sonno e la veglia, prima ancora di inorridire, abbiamo pensato che forse il caldo, oltre che far dar di matto, procura anche terribili incubi.
E invece no. Nel senso che di sicuro fa dare di matto ma gli incubi c’entrano poco.
“L’Aquila – si legge nel comunicato – ha tra le sue necessità primarie, come dovrebbe essere chiaro a tutti, la sicurezza.” Quindi si richiede un controllo capillare delle forze dell’ordine anche in vista dell’arrivo in città di tantissima forza lavoro impiegata nella ricostruzione.
E il primo pensiero è stato “ma stiamo scherzando?”.
Primo: problema sicurezza. Si da per scontato che L’Aquila sia diventata una specie di Bronx, il che, francamente, è tutto da dimostrare.
Secondo: soluzione problema sicurezza: militarizziamo il territorio. Perché è scientificamente provato che un poliziotto ogni tre persone rende la vita più tranquilla.
E noi che pensavamo che a L’Aquila ci fosse un’emergenza sociale dovuta alla dispersione di una comunità, alla mancanza quasi totale di spazi di aggregazione, alla mancanza di lavoro e di prospettive, all’esclusione da una qualsiasi forma di partecipazione nella riprogettazione di un territorio devastato.
Che sceme. Eppure era facile: il problema è la mancanza di polizia.
Incredibile che tali affermazioni vengano dal PD. Le logiche securitarie, che hanno l’unico scopo di individuare un capro espiatorio immediatamente riconoscibile e concentrare su di esso tutti i disagi di una contemporaneità in crisi che la classe politica non vuole e non è in grado di gestire, dovrebbero essere appannaggio della destra, almeno in una distinzione teorica che, a questo punto, evidentemente, non ha più ragione di esistere.
Incredibile che tali affermazioni provengano dal PD AQUILANO. Non so se eravamo nella stessa città, non so cosa abbiate visto, quello che abbiamo visto noi è stato un territorio invaso dalle forze dell’ordine con nessun ritorno in termini di sicurezza (neanche di quella percepita) e un grandissimo ritorno in termini di repressione del dissenso.
Ma la cosa più incredibile di tutte è la firma del comunicato: Coordinamento provinciale DONNE del PD. Ma come? Adesso le donne hanno bisogno di poliziotti che le proteggano dagli operai??? No, mi dispiace, noi non ci stiamo.
Volete riempire la città di forze dell’ordine? Pensate davvero che fare terrorismo psicologico dicendo alla gente che vive in una città pericolosa (anche se non se ne rende conto, perché se ci fai un volantino, evidentemente, è per comunicare qualcosa che la gente non sa) e poi offrirgli la soluzione su un piatto d’argento sia un modo efficace per placare il conflitto sociale?
Fate pure, se proprio dovete, ma non nel nostro nome.
Il nostro corpo non giustificherà politiche securitarie o razziste. Non abbiamo bisogno di essere protette. Anche se ne avessimo bisogno non chiederemmo certo aiuto allo Stato. A uno Stato per il quale lo stupro è tale solo quando a commetterlo è qualcuno che non conosci. A uno Stato che pretende di decidere quando, come e con chi puoi fare l’amore. A uno Stato che pretende di decidere del nostro corpo e della nostra salute. A uno Stato che non difende la 194 e la snatura. A uno Stato che toglie i fondi ai centri antiviolenza. A uno Stato che taglia il welfare buttandone tutto il peso sulle donne. A uno Stato che ci toglie il lavoro decidendo, a seconda delle oscillazioni economiche, se il nostro posto è dentro una casa oppure no.
Non abbiamo bisogno di protezione. Non vogliamo protezione. Vogliamo libertà, diritti, parità, autodeterminazione. E questo, di certo, un poliziotto non ce lo può garantire.

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