Non ci faremo ammazzare! Ora e sempre Resistenza! #StopFemminicidio

‎Lo dice anche l’Onu, in Italia si pratica il femminicidio.

Il femminicidio altro non è che la conseguenza finale delle manifestazioni di violenza contro le donne, violenze per lo più non denunciate, in quanto vissute principalmente fra le mura domestiche, che le rende non sempre percepite come un crimine e spesso legate a fattori di dipendenza economica delle vittime rispetto ai “carnefici”.

Queste morti non sono però incidenti isolati che arrivano in maniera inaspettata, ma sono il risultato di una cultura patriarcale, maschilista e retrograda che considera la donna una proprietà privata e che le attribuisce la piena responsabilità della violenza che gli uomini esercitano su di lei.

Nonostante lo sdegno e le condanne ufficiali gli episodi di femminicidio continuano ad essere definiti come “delitti passionali”, confondendo così un atto di barbarie che ha cadenza quasi quotidiana, con un raptus occasionale dovuto all’estremizzazione di un sentimento positivo come l’amore e fornendo un’attenuante, quando non una vera e propria giustificazione, all’assassinio.

81 donne uccise dall’inizio dell’anno, 81 femminicidi, inclusi due uomini e tre bambini vittime collaterali, praticamente, ogni tre giorni viene uccisa una donna.

Femmicidio e femminicidio sono crimini di Stato, che sono però tollerati dalle pubbliche istituzioni totalmente incapaci di prevenirli e di proteggere e tutelare la vita delle donne, che sono costrette a vivere diverse forme di discriminazioni e di violenza durante la loro vita.

 

La domanda che bisogna farsi ora è: cosa vogliamo fare per cercare di cambiare le cose?

#81 vittime (incluso due uomini e tre bambini vittime collaterali) per il 2012.
#stopfemminicidio: bisogna fare qualcosa.
Una campagna come #save194.
Ora c’è da salvare le donne.
#savewomen?
Senza foto con donne e occhi pesti, passive e non reattive. Immagini arrabbiate, attive, reattive. Donne forti, potenti, che hanno solo bisogno di strumenti per rimettersi in piedi e mollare l’uomo che le ucciderà.
Sicurezza per le donne è: casa e lavoro. Senza casa e lavoro non c’è sicurezza. La precarietà uccide le donne. Se sei precaria dipendi dall’uomo che ti maltratta e per lasciarlo devi pietire tutele.
#notutele: pretendiamo diritti. Per tutte.
E siamo nel 2012, ‘sta storia dell’omicidio per “gelosia” non si può sentire. Il corpo è mio/nostro e ne facciamo quello che ci pare.
Mettiamo in piazza la rabbia. Muoviamo il culo, sorelle, compagni, compagne, amici, amiche, ché non serve la propaganda “rosa”. Serve che ci arrabbiamo in “rosso”. E di brutto.
Che ne dite?
Parlate, parliamo, agite, agiamo. ORA!

La lista delle richieste per le donne che subiscono violenza (aggiungete tra i commenti).

Vogliamo:
– casa
– lavoro
– reddito minimo
– centri antiviolenza e case rifugio
– formazione dei luoghi preposti all’accoglienza delle donne che subiscono violenza (istituzioni, sanità)
– un patto da stringere con i media, che scrivano bene e meglio ogni notizia che riguarda la violenza sulle donne
– stop agli stereotipi sessisti.
– +cultura e -securitarismo (non ci servono gendarmi, ci serve che si dica con chiarezza ovunque che la violenza sulle donne è un crimine contro l’umanità)
– una legislazione coerente: no pas e affido condiviso ai genitori violenti. (Non si possono esporre le donne e i bambini, durante o dopo una separazione, alla violenza di uomini vendicativi che inevitabilmente faranno loro del male.)

Alcune donne hanno messo in piedi la pagina facebook #stopfemminicidio

La campagna parte da http://femminismo-a-sud.noblogs.org e da http://illustrautrice.blogspot.it/2012/07/non-sono-un-mediacomplice.html


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